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Parco Nazionale di Tayrona: luogo magico tra giungla e mare caraibico


  Marica&Sonia   |     30/10/2015

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Il Parco Nazionale Naturale Tayrona è ubicato nel dipartimento di Magdalena la cui capitale è Santa Marta. Esso si trova a 34 km dal centro urbano di Santa Marta ed è uno dei parchi naturali più importanti della Colombia.

Il Parco è considerato una delle riserve ecologiche più significative del Sud America grazie alle sue ricche flora e fauna, spiagge incontaminate, resti archeologici, cascate, ruscelli e molto altro.

Il 28 ottobre decidiamo di visitare il parco. Partiamo da Santa Marta alle ore 8.30 con un minibus da “El Mercado” (per 6.000 pesos colombiani ovvero circa 1.70€) e dopo un’ora arriviamo all’entrata Est del parco, ovvero “El Zaino”. Ad accoglierci un video illustrativo del parco per darci informazioni riguardanti il divieto di balneazione presso alcune spiagge a causa di forti correnti.

Dopodichè ci dirigiamo verso l’entrata dove troviamo le seguenti tariffe:

Adulti stranieri: 39.500 COP
Studenti (sia Colombiani che stranieri sotto i 26 anni): 8.000 COP (bisogna esibire documento e tessera studente in corso)
- Bambini (sia Colombiani che stranieri tra i 5 e 12 anni): 8.500 COP
- Adulti o stranieri residenti in Colombia: 15.000 COP

Riusciamo a pagare 8.000 COP avendo la tessera internazionale dello studente.

Prendiamo un minibus, al costo di 3.000 COP, che ci porta al primo parcheggio da dove inizia il cammino. Si può anche scegliere di camminare per 3 km ma la parte iniziale del percorso non è niente di speciale, quindi meglio risparmiare le forze con questo caldo!

Iniziamo il trekking alle 10.30 e subito ci rendiamo conto dell’alto tasso di umidità all’interno della foresta. Oltre al caldo si aggiunge anche la fatica di trasportare una tanica di 5 litri di acqua a testa perchè ci hanno detto che è difficile trovarla all’interno del parco. Oltre ovviamente ad uno zainetto di circa 7 kg in cui abbiamo il cibo necessario per 3 giorni.

Non immaginate quanto sia stato faticoso! Pertanto consigliamo vivamente di munirsi di un paio di litri di acqua ma di acquistare il resto all’interno (presso i due camping esistenti in loco) seppur ad un costo leggermente superiore.Dopo 2 ore estenuanti per il caldo e la fatica, raggiungiamo il primo camping: Bukaru. È un luogo molto tranquillo, con poca gente e non lontano dal mare. Paghiamo 15.000 COP per un’amaca con zanzariera.


Nel pomeriggio decidiamo di visitare le spiagge vicine. La prima che incontriamo è Cañaveral ma le onde sono talmente forti che ne vietano la balneazione; lo stesso vale anche per la spiaggia di Arrecifes.

Proseguiamo per 20 minuti e incontriamo la spiaggia La Piscinas dove è finalmente possibile entrare in acqua per rinfrescarsi un po’, liberandoci da questa noiosa umidità. Il colore dell’acqua purtroppo non è dei migliori a causa della tempesta abbattutasi qualche ora prima; ma, nonostante ciò, è una buona occasione per rilassarci e goderci questo paesaggio naturale immerso nella giungla.

Nel tardo pomeriggio rientriamo al camping, ceniamo (cena a base di tonno, pomodoro e gallette di riso) e andiamo a letto molto presto non essendoci elettricità o molto altro da fare.La mattina successiva ci svegliamo con il sorgere del sole.

Alle 9.30 iniziamo il cammino verso la tappa principale del Parco: Cabo San Juan che raggiungiamo dopo circa 40 minuti. Qui è possibile avere un’amaca per 20.000 COP senza zanzariera.

Questo camping è più grande del precedente e sembra anche molto più organizzato, con addirittura generatori di elettricità. Lasciati gli zaini negli armadietti con lucchetto disponibili nel camping, alle 10.30 ci incamminiamo verso El pueblito, ovvero un piccolo villaggio di case indigene popolate da circa 2000 persone tra il 600 A.C. e il 1600 D.C. Il trekking è durato 1 ora e mezza circa. Abbiamo camminato, per lo più in salita, tra massi di pietre giganti con un tasso di umidità mai provato prima!



A nostro parere la fatica non vale molto la pena. All’arrivo infatti si vedono solo 4-5 casette circolari fatte in pietra e paglia. Sarebbe stato indubbiamente molto più suggestivo il trekking alla Ciudad Perdida, uno dei più iconografici di tutto il Sudamerica, che però si può fare solo acquistando un tour di 4-5 giorni ad un costo di circa 700 mila pesos.

Al ritorno abbiamo la geniale idea di provare un percorso alternativo ed apparentemente più semplice, consigliatoci da gente locale. Purtroppo però, questo percorso non solo risulta essere più difficile in quanto molto scivoloso a causa delle forti piogge di questi giorni, ma anche molto più lungo perchè ci conduce in una spiaggia nudista che sembra quasi senza via d’uscita per via dell’alta marea. Per ben due volte siamo costrette a cercare dei sentieri alternativi nella foresta in quanto le spiagge sono impercorribili per le forti onde. Insomma facciamo rientro al camping verso le 15, esauste ed affamate!

Decidiamo quindi di acquistare pane con formaggio e pomodoro per 4.000 COP e un’arepa per 3.000 COP presso il ristorante del camping.

Ci buttiamo in spiaggia per riposare un po’ e ci svegliamo a suon di pioggia e tuoni!

Arriva il momento della doccia. Si perchè fortunatamente qui c’è anche acqua corrente. Le docce però sono piuttosto strane: con una specie di tendina molto mini che lascia intravedere tutto nonostante siano docce miste. Per non parlare della fila infinita da dover fare. Ma non ci lamentiamo e ringraziamo per averne potuto usufruire!

Ci dirigiamo verso le amache alle 21.30 quando viene tolta l’elettricità. Prima però ci fermiamo su una panchina vicino al mare per goderci il silenzio e il buio della notte che da vita a centinaia di stelle. La notte in amaca non è esattamente delle più piacevoli. La temperatura si abbassa di molto e l’umidità si fa sentire. In più il camping è molto affollato e, oltre alle zanzare nelle orecchie, c’è chi russa a qualche centimetro di distanza dalla nostra amaca. Ma siamo così stanche che dormiamo come ghiri!

La mattina seguente, dopo aver trascorso un paio d’ore al mare, rifacciamo il trekking di circa 3 ore per ritornare al parcheggio dove riprendiamo il minibus.

Abbiamo trascorso solo 3 giorni in questo luogo paradisiaco sia per la sua biodiversità che per la bellezza dei suoi paesaggi incontaminati. Un periodo breve ma sufficiente per apprezzare uno dei luoghi più belli e sacri della Colombia. Infatti è un parco che sta molto a cuore alle tribù locali che ancora lo popolano.  Essi hanno appunto chiesto la chiusura del parco dal 1 al 30 novembre 2015 per un processo di “disintossicazione” dai turisti e per permettere dunque a questo luogo sacro di riacquisire il suo equilibrio iniziale.

Cosa portare per 3 giorni: acqua (almeno 2 litri al giorno), cibo (la quantità dipende se si vuole usufruire dei ristoranti presenti nel parco), vestiti leggeri (oltre a felpa, pantaloni lunghi e calzini per la notte e per ripararsi dalle zanzare), crema solare, spray anti-zanzare, costume, scarpe da trekking, torcia, cappello per il sole forte e ovviamente una buona macchina fotografica per immortalare questi fantastici paesaggi!


 
 
 

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Due instancabili viaggiatrici, con lo sguardo e i pensieri che vagano fuori dai confini del mondo.

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